sabato 2 giugno 2012

[Alta_Infedeltà]: i migliori locali notturni: Magnolia di Milano

Gentili Tutti,

oggi per vostra incredibile gioia torna una delle vostre rubriche preferite (ok lo sono tutte lo so....#credici).
La rubrica che vi serve per vivere o sopravvivere nella capitale del divertimento italiano: Milano.
E quindi bando alle ciance, bando di concorso e bando(lero) stanco, ecco a voi la mitica: [Alta_Infedeltà]: i migliori locali notturni: Magnolia di Milano.

il Magnolia è un ridente (specialmente dopo il terzo cuba-libre) circolo arci (arci= tessera da 10 euro all'ingresso una volta l'anno) che si trova alle porte dell'aeroporto di milano (quello vero non quello che si trova a 40 kilometri e la gente chiama "malpensa"), ma per: avere maggiori info; sapere se si rimorchia o meno; sapere se alcol è decente; sapere se la musica si può ballare; sapere cosa dire sulla vita notturna di milano quando passate tutta la vita in ufficio e non uscite mai; ecco a voi la celebre (sempre #credici) scheda tecnica:

Dove: allora siete maggiorenni tecnologicamente quindi provate ad usare google e spaccate poco gli x-men a questo blog. In generale però l'atmosfera è da festa di campus. tanta erba, poco cemento, immerso in un parco pieno di zanzare che odiano l'autan. Di parcheggio ne trovate a catene, quindi anche se arrivate tardi poche storie ed entrate lo stesso.

Musica: qui il genere cambia a manetta. io ci ho vissuto un concerto dei modena city rambles (ok ok sono classe-76 quindi mi piacciono i gruppi con poco stile e molta melodia), una serata cartoon anni 80, una serata ma che palle questa musica, una serata che va beh lasciamo stare era una palla e basta. In generale il clima musicale è allegro, il ritmo sempre ballabile specialmente dopo il terzo cuba.

Gnokka: l'evoluzione del centrosociale. qui le ragazze hanno un vago sapore di sinistra, sia nello stile abbigliamento, sia nell'approccio. quindi di base si parte dal sorriso, il resto è comodità. In estate per fortuna regna la canotta bianca per le ragazze, quindi i maschietti godono di discreti spettacoli. Ah ovviamente tutte le ragazze presenti vivono nella costante adorazione degli anni 70 (musica e vestiti) e di sex and city (voi siete tutti stronzi ma non rinuncio allo smalto limited edition).

Hombre: in media alti, con l'aria scazzata, poco inclini al ballo se non la pizzica e dotati di barba. insomma il classico fascinoso che ha lasciato la palestra per leggere Charles Michael Palahniuk e Saviano. Hanno tutti un  bell'iphone in tasca, e sono sempre felici di bere una birra dichiarandosi contro. Ma fidatevi care fanciulle, questi al primo sorriso ci cascano, e ovviamente dopo il primo bacio ci cascate voi.

Alcol: niente di esaltante. C'è folla e come in tutti i locali in cui c'è folla la gente non spacca il ghiaccio per il mojito ma usa i cubetti interi. Ora io da fissato alcolico vivo la questione con evidente difficoltà, ma ovviamente dopo il primo giro sarete in pista e tutto lo stile ed il giudizio saranno abbandonati al bancone per godervi una bella serata.

Scenografia: un bel parco, del buon cemento gestito alla membro di cane, e tanta folla che salta allegra. Ora ovviamente ci sono anche le zanzare, ma quella è storia a parte, e già vi abbiamo avvertito autan in borsa sempre. PS: se siete maschi lasciate a casa l'iphone che se per 3 ore non controllate le notifiche di FB non muore nessuno, invece se non avete l'autan siete da ricovero a fine serata.

Smoking-room: è all'aperto quindi potete farvi un pacchetto di malboro light senza problemi in sole tre ore, e come bonus di superamento livello non vi puzzeranno neanche i vestiti.

Allegria: signori e signori qui è pura vida loca. Quando la musica sale oltre i livelli di guardia se siete nel tred giusto tutto è sorrisi e salti. La gente si vuole divertire e magari dimenticarsi dell'assicurazione che scade o dell'affitto in arretrato. quindi alzate pure il volume e dimenticatevi lo stile e il lusso, qui si balla e lo si fa seriamente.

Voto: 7+ (il ragazzo s'impegna e qualche volta merita l'ottimo, ma bisogna seguire la media e quindi un 7+ con tanta speranza)

Controindicazioni: Zanzare. Ragazzi e ragazze, qui la zanzara rimorchia più di un palestrato con bel viso e camicia a quadri in uno show di maria de filippi. quindi avvisati e mezzo salvati (autan dovrebbe versare al blogger una cifra per questo spot).

Se ci andate: volete divertirvi, semplicemente. Poche menate, poche storie. Qui ci si rilassa, se si vuole ci si siede sull'erba e ci si racconta delle nostre settimane, altrimenti paglia tra le dita e sorridete con gli amici al centro della pista.

TriderG7: riposa sul fondo dell'idroscalo nell'attesa di emulare l'emersione di Maginga.

Cosa da fare assolutamente: sedervi sul prato dopo aver bevuto e fissare il cielo mentre lasciate sfumare in bianco la musica e vi dimenticate lo stress la vita e tutto il resto..

Consigliato: di corsa e in estate (in inverno cercate altro nella stessa rubrica)

Ingresso: 10 euro per la tessera (annuale e valida in tutti i circoli arci) più 7 euro per superalcolico.

Se ci andate: pregate che qualcuno nella console mettà una canzone dei subsonica, sono adeguati e perfetti.

Età: dai 18 ai 40 (ma giusto perchè io ne ho 36).


Ok gente questa è la vostra missione, queste le regole d'ingaggio. Quindi alzate gli scudi, date energia al sistema e mette in moto la vostra voglia di divertirvi. il resto arriva in automatico.

Grazie all'aiuto di Igor una bella polaroid a seguire




voi però ricordatevi di Mettere Ordine in Casa quando tornate dal Magnolia altrimenti che senso ha ;)

martedì 29 maggio 2012

[diario]: di nerd, di serie e di Bilbao

Gentili tutti,

il sole volge al tramonto sulla città di Bilbao, mentre io scelgo di accompagnare le ultime mail lavorative con una riflessione da blog.

L'aria qui sembra brillare nei riflessi di un sole che s'impegna ad illuminarmi la città nella mia prima visita. Come sempre quando arrivo in una nuova città, i miei sguardi non sono puntati alle strade e/o ai monumenti ma alle anime che popolano la città.

Gli sguardi di chi vive un martedi lavorativo sono sorridenti nella capitale basca, mentre io cerco di sentirmi a casa in una città che non ho mai visitato prima.

Il viaggio nell'aereo che mi ha condotto qui, mi ha trascinato come sempre in riflessioni da blackberry spento, che di solito si traducono in ore di profondo sonno, ma che questa volta hanno avuto come tema il mio rapporto con le serie tv.

Ovviamente amo la televisione (e ci credo con il lavoro che faccio sarebbe impossibile il contrario), ma ultimamente sto vivendo una sana fascinazione per una serie tv specifica: Game of Thrones.

La serie alla sua seconda stagione, per i tipi della HBO, è tratta da i romanzi del buon vecchio zio George Raymond Richard Martin. la serie è un concentrato di emozioni nerd portate all'orgasmo: cavalieri valorosi ma perdenti, viscidi truffatori che passano per salvatori, ingiustizie, sani momenti di sesso senza alcuna motivazione narrativa apparente, insomma praticamente una soap opera solo mascherata da epica medievale.

Come questo si sposi con una riflessione insonne da viaggio in aereo è al di fuori delle mie capacità psichiche, ma sapete spesso penso che la mia mente sia un vascello senza ancora che naviga leggero sui problemi quotidiani lasciandosi trasportare dalle correnti delle emozioni per approdare brevemente in porti inusuali ed esotici.

La televisione nella mia camera rimanda tragiche immagini dell'Italia da terremoto, voci in spagnolo accentano i nomi di città che vivono nella periferia allargatissima della mia Bologna, mentre i miei occhi si colmano di stupide ed inutili lacrime mentre io mi sento inutile quanto un capitan america con lo scudo caduto davanti al crollo delle torri gemelle nello spiderman di J. Michael Straczynski.

La serata sembra diventare tristemente pallida seguendo le mie emozioni, mentre da vero nerd fondo le tragedie reali alle parole fantastiche di uno scrittore recitando a mente un glorioso: winter is coming.

a volte noi nerd codifichiamo la nostra vita con le frasi rubate dalle nostre letture o visioni, a volte come oggi.

Ed io senza dare un filo logico al tutto mi ritrovo a pensare con citazioni....

forse è questo il senso del mio postare odierno trovare un punto fermo e mettere ordine in casa nelle mie citazioni.

Chi con le canzoni, chi con le citazioni dei film, chi con i versi delle poesie, forse ognuno di noi trova la sua espressione, o il suo vestito, nelle parole di altri.

alla fine siamo tutti nerd di qualcosa, ed io spero sempre di più di esserlo della vita.

with great power comes great responsibility. this is my gift my curse. who am i...

I'm V.






giovedì 24 maggio 2012

[diario]: essere nei 36 a Milano... e come dire single


Gentili Tutti,


Il sole compone il mosaico di una primavera Tardiva mentre il fresco del

mattino distribuisce allegria come uno spacciatore di metafetamine poco
interessato ai soldi.



Essere single all'alba dei 36 anni a milano, sembra essere una moda. Qui i

single vengono rispettati solo nella misura del sesso, ovvero se parli di
sesso ti giudicano un malato accettabile, ma se non parli di sesso, allora
appena componi con le labbra la parola s-i-n-g-l-e parte una pacca sulla
spalla ed un sonoro: ahhhhh ti piace scopare in giro eh?!!!



All'udire questa frase parte un coro greco formato da una parte di single, e

dall'altra di relazionati.



La prima parte esclama in stile glee, ehhhhh siiiiii (pensando alla casa

in disordine, alle cene fredde consumate sul divano e alle birre vuote che
fanno il 90% delle immondizie); la seconda parte esclama in stile
polifonico: che ricordi (pensando alle serate con amici il cui il
rimorchio massimo era prossimo allo zero assoluto e che si traduceva in
due soluzioni distinte:



1 - uomini: un sonoro due di pikke appena incrociati in discoteca;



2 - donne: un sonoro due di pikke dopo una notte di sesso a casa di lui.)



E poi ci sono gli aperitivi e le birre in piedi (o al massimo seduti alle

colonne di San Lorenzo).



A milano l'aperitivo e' il luogo di fuga per il single con la volonta' di

poca casa e la voglia di soffrire meno per la storia importante da poco
finita.



Se parlate con un single milanese, capirete anche voi che l'ape(ritivo) e'

il mezzo di riempimento per gli amputati da relazione.



I single si riempiono la vita di aperitivi, e ogni sera con un gruppo

diverso: gli amici tutti a coppie che ti chiedono "come-va-?" (come se ci
fosse un indice di borsa per le relazioni); gli amici tutti single che ti 
chiedono "con-chi-scopi-?" (come se poi se tu avessi voglia di guardare 
qualcosa mentre hai solo la testa nelle puntate precedenti; gli amici della
palestra che "chiedono-ma-chela-paghi-a-fare-l'iscrizione-se-poi-non-vieni-mai-?
(e a seguire la domanda "con-chi-scopi-in-palestra-?)....
Insomma sono aperitivi e domande, intervallati da commenti sulle serie tv,
sulla musica "ggiovanne", sulla musica anni-90 (e va beh sulla musica in generale).

Insomma la vita del single, è tutta girata sul termine "scopare".... ovviamente 
l'unica persona che ti chiedi quando ti sposi è la mamma... e lì la risposta
è sempre la stessa... e come sempre la risposta è nelle puntate precedenti.

Ok oggi abbiamo provato come sempre a far ordine nonostante il caldo,
perchè anche sudando bisogna Mettere Ordine in Casa.

ah e ovviamente tutti leggono Frédéric Beigbeder ed ascoltano i Pink Floyd.


e quindi:







venerdì 18 maggio 2012

[Classe-76]: Le migliori canzoni trash della nostra vita (cioè della nostra vita fino a quando non abbiamo iniziato ad usare emule)

Gentili Tutti, 

 il sole tramonta lento, volendo sancire a suo modo l'inizio della bella stagione nella mia milano. 

Tra i ricordi del mio periodo londinese che si affollano nella mia memoria a breve termine (quella a lungo termine galleggia nell'ultimo long island che ho bevuto one-shot) emerge la forza di scrivere un nuovo entusiasmante, inutile, ragguardevole (perdonatemi ampollini e cavalli), relativizzante, fluidificante ed anche energizzante per pancia gonfiore stipsi antimeteorici carbone vegetale babbo Natale e il ritorno del cavaliere oscusco... Episodio della vostra sopa preferita Un posto al Sole Centovetrine Beautiful che compie 25 anni il Governo Monti .... (e basta con sto barrato!): [Classe-76]. 

 Il titolo dell'episodio di oggi è: Le migliori canzoni trash della nostra vita (cioè della nostra vita fino a quando non abbiamo iniziato ad usare emule). 

Allora partiamo da un assunto di base, ultimamente ho perso la testa per gli "The Strokes", ma prima che la mia rinascita musicale avesse inizio, prima che i "Cage the Elephant", i "Firewater", i "Bombay Bicycle Club" e soprattutto i mai troppo dimenticati "Black Rebel Motorcycle Club" rendessero indipendente la mia playlist, ci sono state delle canzoni che hanno segnato l'epoca della mia infanzia/adolescenza in maniera traumatica, non tanto forse per i loro testi o i loro arrangiamenti ma per l'ossessione con cui le abbiamo ascoltate spaccando musicassette e palle a i nostri amici e parenti. 

Ma quindi saltiamo gli intro di dovere e passiamo subito alle vostre amate polaroid. 

La canzone che ha segnato la mia adolescenza e mi ha fatto quale lavoro socialmente utile volessi fare nella vita (pur di avere la riabilitazione sociale dopo essere stato arrestato per essere un bassista alcolizzato):
quel giuda ballerino di spazza camino mi stava troppo simpatico, non chiedetemi perchè quando iniziava a cantare ... "Cam caminì, cam caminì spazzacamin allegro e felice pensieri non ho" io perdevo la testa e come un novello Billy Elliot iniziavo a saltare per casa davanti al mio televisore a manopola e i miei genitori imbalsamati sul divano. Ovviamente è il pezzo che sto ascoltando adesso, e che canto spesso la mattina quando "felice" ringrazio il sole di andare a lavoro in giacca e cravatta.


 Ma ora passiamo ad un altro pezzo forte, qui l'età s'inalza (come l'ormone) ma non siamo ancora in fase seghe barba ma in prossimità dì. La canzone in questione proviene da un ennesimo film Disney (e poi mia madre si chiede come mai io lavori in una tv per bambini), nello specifico da "La Sirenetta", ma la canzone giunge a me non grazie alle VHS (bandite da casa mia fin quando non arrivarono i lettori bluray, a quel punto mia madre mi comprò un lettore vhs... bah!), o alle proiezioni cinematogarfica (se hai quattro figli il cinema è una roba da ricchi e non per scherzo!) ma grazie ad un fustino di sapone per la lavatrice che dava in omaggio una musicassetta con una sola canzone del film "In fondo al mar"... quella dannata astice marina mi mandava fuori di testa con la sua voce da jazzista tossico. 


 Ed ora andiamo subito ad un grande classico, che mi ha fatto impazzire compagnia mentre mi abbronzavo nella 127 familiare immobile alle 15.00 a soli 46 gradi all'ombra sulla salerno-reggiocalabria mentre i miei genitori mi deportavano facevano vivere una bella esperienza estiva in calabria: Si può dare di più di Umberto Tozzi, Giancarlo Bigazzi e Raf, cantano Tozzi, Enrico Ruggeri e Gianni Morandi, dirige l'orchestra .. ehm no... cioè si era SanRemo, era il 1987, ed era una reale chiavica di canzone composizione musicale con suoni di stampo popolare e allegro.
Ok... il mio tempo stringe davvero e già è un miracolo che sia riuscito a scrivere queste poche parole (inutili), ma come sempre, quando corro voglio fare attenzione e trovare un attimo pèer venire qui sul mio blog a cercare come sempre di Mettere Ordine in Casa.

venerdì 13 aprile 2012

[diario]: Parigi val bene una maturità

Gentili tutti,

il caldo sole del mattino descrive un inusuale primavera per la capitale francese oggi.
Il traffico del mattino sembra scemare e rallentare mentre io mi perdo dietro la vetrata acquario di un macdonald.

Sono a Parigi, ovviamente per lavoro, e ovviamente con tanta voglia di postare e di lasciare tracce delle mie emozioni sul mio amato blog.

Il blog diventa sempre di più durante i miei viaggi un registratore magnetico di emozioni, un meraviglioso combinato di tecnologia futuribile e tasti digitati di corsa e con troppa forza, come retaggio della vecchia macchina da scrivere che amavo in casa mia a 13 anni.

Il tepore della primavera deve essersi fermato a Parigi perché il mio cappotto da pieno inverno ieri notte a Milano non ne aveva memoria alcuna.

Sono partito alle 5 del mattino da casa, ho fatto in fretta ma non troppo, noi single abbiamo il vantaggio di poterci prendere tutto il tempo e spesso tutto il ritardo che vogliamo per alzarci dal letto o insabbiarci nel tempore del bagno, persi in stupidi pensieri filosofici.

Amo le mattine milanese, hanno il sapore della ferrarelle fresca nell'arsura dell'estate napoletana, sono frizzanti ma non troppo, nel senso che ti risvegliano ma non ti gonfiano. Milano alle 5 del mattino non t'invade di rumori e traffico, tutto e più tranquillo, e ti godi il bello della città mentre il taxi ti porta a fare un giro turistico che consiglieresti a tutti i detrattori del capoluogo lombardo.

Al mio fianco ho un caffè caldo, di quelli americani, di quelli che noi italiani raccontiamo peste e corna, ma che fidatevi sono i migliori compagni possibili nelle giornate di scrittura solitaria.

Sorseggio il caffè e m'interrompo per le mail che piovono sul mio blackberry nuovo o per ammirare qualche splendida fanciulla francese.

Partiamo da un assunto, io amo Piccadilly Circus, ma al momento si trova a Londra e quindi potrò rivedere la mia amata solo domenica sera, e quindi cerco di consolarmi con altro.

L'altro in questione sono le ragazze di Parigi.

Le ragazze di Parigi sono diverse, hanno le converse ai piedi, hanno sempre i jeans scoloriti ed un po stracciati e decisamente poco aderenti, portano maglioni colorati (tipo d'arancione) hanno i capelli a caschetto e hanno un filo di lipgloss sempre, ma soprattutto sono sensuali nel loro fregarsene del mondo.

Hanno un sguardo disincantato, di quelli che non riesci mai ad incrociare, sono perse nei loro i-cosi, sempre con le cuffie a giro, e quel broncio senza sorriso di chi dalla vita non si aspetta un matrimonio e dei figli ma solo una tazza di caffe caldo ed un invito per fare un estate di concerti in giro per l'europa su un camioncino della Volskwagen.

M'incanto nel guardarle, e le immagini che ne evoco sono di risate, di prati verdi, di serate nei negozi di vinili, di ore a provare al basso le melodie di Guy Prat, di sesso semplice senza giochi o menate da repressi italiani, tutto semplice ed ovvio ma incredibilmente coinvolgente.

Ma tutto svanisce quando volto lo sguardo dalle converse di lei alla vetrina che ho difronte, mi rivedo nel mio cappotto che ha dimenticato la primavera milanese, nel mio completo grigio classico e nella mia cravatta stretta, assomiglio ad un manager lontano mille anni luce dalle ragazze in converse, ma alla fine mi sorrido uguale, sorrido a me stesso, guardo il blackberry e ringrazio Dio del mondo bellissimo in cui vivo.

Tutto il resto sfuma in bianco mentre io comprendo che quando viaggio riesco meglio a Mettere Ordine in Casa




martedì 10 aprile 2012

[diario]: ritorno a Napoli, ovvero come tornare a casa e vivere felici anche senza l'uso di stupefacenti chimici

Gentili Tutti,

sono le 12.18 di un lunedì in albis napoletano mentre mi appresto a scrivere questo nuovo post.

La vita frenetica delle mie ultime giornate mi ha trasportato in un’unica soluzione di continuità dalla costa azzurra francese ai lidi napoletani in cui sono nato.

Sono tornato a casa, come si direbbe nell’incipit di un film stile Muccino, ma per quanto possa suonare retorico e scontato è semplicemente la verità.

Erano due anni che non tornavo a casa mia, e la sensazione che ho provato è stata davvero… mhmmm.. come posso dire…. aliena.

Ma partiamo dall’inizio, partiamo dal viaggio di ritorno.

Se nel viaggiare c’è sempre qualcosa di catartico, in questo mio viaggio di ritorno il catartico è stata la variante di valico che separa bologna da firenze.

La variante di per sé nella mia mente di automobilista tardivo, era una delle parole “tecniche” che si ascoltava nelle soporifere telecronache della formula 1.

Ebbene questa fantomatica parola, ora per me ha assunto un significato che rivaleggia in terrore con “salerno-reggiocalabria”.





La mente dell’uomo può partorire oscuri incubi: la seconda guerra mondiale, i campi di sterminio, i gulag, la guerra del vietnam, le maratone notturne di fox retrò con una stagione di riptide, i sequel de “dal tramonto all’alba” e ovviamente l’inafferrabile variante del valico.

Superato questa insana perturbazione autostradale, la strada è stata liscia, lunga e piena di pessimo caffè fino al mio arrivo a Napoli.

Lì ad attendermi all’insana ora delle tre del mattino c’era un mio amico storico (in compagnia di loschi nuovi figuri, tra cui un tronista mancato che è diventato il mio nuovo VERO MITOTM) con in sfondo una versione porno della mia città natale.

Ora capiamoci, io ci ho speso 25 anni della mia vita a napoli, e quindi presumo di conoscerla bene, anzi così bene che spengo il navigatore, ma mie cari 42 lettori, napoli negli ultimi dieci anni, ma che dico negli ultimi due anni, è divenuta la colonia di una regina aliena, che però ATTENZIONE ATTENZIONE non partorisce schifoidi alieni ma: GNOKKA!


Ragazzi, quando parlo di gnokka, intendo fanciulle con taglia 44/42, con minimo una terza, more con capelli stirati, trucco semplice, sorriso durbans, occhi innocenti, minigonna, tacco dodici, culo da opera scultorea, e sigaretta nella mano sinistra.

Ora sono perfettamente conscio che nessuna di queste ragazze abbia chiaro il valore della run di Warren Ellis su Thunderbolts, o di quanto sia stata fondamentale per la storia della musica la figura di Ian Curtis, o della differenza tra una Gibson SG Goddess e una Gibson Firebird, o del perché il 5 aprile 1994 sia una data che ricordo ogni anno, ma sapete come siamo noi maschi, fondamentalmente poco attenti a tutto quello che non sia una gnokka, e di solito più una ragazza è gnokka meno ascoltiamo quello di cui parla.

Chiusa questa bella parentesi porno, torniamo al mio viaggio a casa, dopo aver preso coscienza che c’è “tanta roba” e “tanto bene” (come dicono a milano), m’immergo nel mio personale dejavù e rientro in casa dei miei genitori dopo due anni d’ingiustificata assenza.

La sensazione di partenza è stranissima, tutto è familiare ma allo stesso tempo distante.

Anzi diciamo pure emotivamente distante.

Tutto ha una patina d’usura e di vecchio. Le mie cose, i miei fumetti sono ancora lì, immobili come cattedrali nel deserto che testimoniano l’esistenza di un avanzata civiltà del passato caduta ormai in disgrazia.

Ma ben presto non ci sono solo gli oggetti a darmi la percezione di passato remoto che ritorna in versione zombie, ma anche le urla dei miei familiari.

Le urla, ecco una caratteristica distintiva della mia famiglia. Alcuni hanno le foto tradizionali sotto l’albero a Natale, altri i piatti unici con ricette segrete, altri ancora le vacanze tipo ed i ristoranti prenotati da sempre, ecco nella mia famiglia abbiamo anche noi il nostro rito speciale: URLARE.

Urlare sempre, e attenzione non urlare per comunicare tra di noi, ma urlare incazzati e amareggiati per qualsiasi, ed intendo qualsiasi cosa si abbia bisogno di comunicare. Ma facciamo un esempio in modo che tutti possiate godere di questo meraviglioso rito:


- (figlio 35 anni): ciao mamma esco un attimo, ci vediamo dopo per la Messa di mezzanotte. (tono pacato e normale)

- (madre 60 anni): uh Gesù Signore abbi pietà di noi tutti!!! Ma che diavolo stai facendo!!! Ma dove hai la testa??? Ma sì nu ver drogat!!! Noooooo Signore Pietà Accirm (uccidimi, ndt) mo’ mo’ (in questo preciso istante, ndt). (tono di mario merola che urla sparando a caso sulla folla)

- (figlio 35 anni): in che senso??? Ma cosa? (tono pacato e normale)

- (madre 60 anni): stai uscendo senza nu giubbott’!! ma si pazz!! Ma tu m stai ran na coller’ (tu mi stai provocando inauditi dolori intestinali improvvisi ed inspiegabili, ndt). (tono di mario merola che urla e piange sparando a caso sulla folla)

- (figlio 35 anni): Mamma ma è piena primavera! E poi non fa freddo, e poi dai sto bene così (tono lasciami andare che iniziano a girarmi)

- (madre 60 anni): ma che sti ricenn’ u Gesù perdonalo perdonalo, mai avrei pensato ad una collera così grande!!! Pietà Pietà per tutto il mondo! Agg fatt nu figl Scem (ho dato alla luce prole con diverse capacità d’apprendimento e per questo me ne dolgo, ndt)!!!

- (figlio 35 anni): e mo’ bast!!!! Io vado via, ok??? Ciaooo Mamma, io vado! Chiaro? Vado??!!! (tono guardami non sono invisibile)


Il dialogo è ovviamente andato avanti per altri 45 minuti, ma io avevo già abbandonato il luogo con ampio anticipo.


Ora mentre lasciavo la casetta dei miei genitori smaltendo la rabbia della litigata immotivata, m’immergevo nel parco che circonda il condominio dove sono vissuto per venti anni, ho acceso una paglia, mi sono seduto a guardare il nulla e ho lasciato che i fantasmi dei miei io passati affollassero il mondo. Mi sono rivisto ventenne innamorato perso di una ragazza colpevole solo di essere dolce con tutti e quindi anche con me, mi sono rivisto dodicenne in bici mentre sognavo di essere più veloce di Hurricane Polimar e di Ken Falco, mi sono rivisto 32 enne felice con compagna-fidanzata pronto per il matrimonio della sorella, mi sono rivisto 35 enne che ha smesso di fumare abbastanza ma che forse non smette di colpevolizzarsi per le scelte sbagliate da tipico maschio.

Alla fine i fantasmi sono come le giustificazioni li abbiamo davanti solo perché noi maschi siamo più bravi a rincorrere i ricordi dei periodi in cui eravamo ancora più irresponsabili, ma solo con meno sensi di colpa.

Ora il mio ritorno a casa prende il sapore delle pastiere e del casatiello, il limoncello diventa simile all’acqua ed io chiudo gli occhi e sono ormai nel viaggio di ritorno a Milano.

Mia madre è al telefono, è commossa come sempre, dice che dovrei tornare più spesso, ed io posando il telefono penso che in fondo è freddo e ho fatto bene a prendere il giubotto, alla fine mi sa che tornerò più spesso, anche perchè ho scoperto che anche casa dei miei ha bisogno di essere messa in ordine.

venerdì 30 marzo 2012

[diario]: filosofia da maschio

Gentili Tutti,

sono le 8 e 12 minuti di un bellissimo sabato mattina mentre mi appresto a scrivere un nuovo post.

Ho le gambe incrociate ed il mac sul letto, mentre sbircio mi godo la finestra aperta su di una piccola stradina di Cannes.

Da tempo il mio gran bel lavoro (#isognisirealizzano) mi ha regalato la possibilità di vivere un mese all'anno della mia vita in questa cementifica bella finta città della costa azzurra.

In sottofondo lascio scorrere una canzone dei radiohead mentre mi lamento con me stesso di quanto riesco ad essere disordinato in una camera d'albergo in cui sono entrato da soli due giorni.
Il disordine è come un segugio ti segue in ogni attimo, in ogni luogo, di segue in auto e ti si piomba in qualsiasi casa tu vada. Penso di poter essere definito senza dubbio un portatore (poco sano) di disordine.

Ora sono immerso in un gran bel letto matrimoniale bianco, che è circondato a sua volta da una camera bianca, in cui c'è persino un televisore bianco, ed io mi sento sempre più sporco e desideroso di diventare un graffiato o almeno di metter su un poster di Casablanca, che nel bianco ho sempre paura di affogare.

Nelle stradine che coronano il lungo mare di cannes, vive una pletora infinita di ristoranti, tutti carini, tutti che sembrano essere spuntati da una cartolina turistica finta ma tutti con una cucina inequivocabilmente buona. Certo questi mangia rane ovviamente non conoscono il concetto di pasta, ma sono bravissimi nel cucinare i crostacei.

E proprio in una cena meravigliosamente in bilico tra amicizia e lavoro, che mi sono ritrovato con una domanda che mi ha spedito "nel paese delle mille ed una filosofie", paese che noi maschi di solito visitiamo al mattino presto e che di solito prende forma tra il bagno e la camera da letto ogni volta che ci alziamo con poca voglia di sesso mattutino e zero desiderio di puntualità.

I maschi dopo i trenta finiscono per diventare filosofici al mattino, in realtà non è che noi si faccia questa scelta con consapevolezza, ma semplicemente perché resta la più facile da fare per perdere tempo.

Ovviamente il tutto finisce appena usciamo di casa e incontriamo il primo culo o il primo paio di ette in bella camminata, da quel momento in poi pensiamo solo e soltanto a: phega!

Cioè alt, non fatevi strane idee, in realtà pensiamo alla phega anche quando siamo "nel paese delle mille ed una filosofie", solo che in quei momenti pensiamo alla phega come un essere vivente e non solo come un oggetto gemente nelle nostre fantasie da erezione del mattino.

In quei momenti, ci domandiamo in che direzione stiamo andando e in quale cavolo di stazione ci porterà sto treno che tutti chiamano vita.

Io ieri sera mi sono chiesto quanto mancherà al giorno in cui avrò una famiglia.
Ora a voi sembrerà stupido ed ovvio, ma sapete anche a noi maschi accade di avere un orologio biologico, che differenza di quello delle donne, è regolato male, funziona male e di cui non dovreste mai fidarvi.

Ora se aspettate da questo post una bella risposta, ovvero quando un uomo inizia a volersi costruire una famiglia, beh lasciatemi dire che non lo so, ne voglio una, di questo sono sicuro, ma cavolo sono stronzo e gli stronzi finiscono sempre per rovinare tutto e rovinare una famiglia è una gran responsabilità quindi ci penserò bene prima di decidere dove fermarmi (o fingere di essermi fermato).


Ora cari miei 42 lettori scappo fuori, ho una vita che mi attende e come ogni bravo uomo saprò arrivarci in ritardo e distratto, voi intanto provate a Mettere in Ordine Casa vostra che io la mia l'ho lasciata a milano.