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venerdì 20 dicembre 2013

[Totò, Peppino e... la malafemmina]: Napoli e ...Christmas with the yours

Gentili Tutti,

con il presente post ho piacere di annunciare l'arrivo del Natale il ritorno della vostra amata rubrica [Youporn]: Sasha grey legge il suo numero di cell a tutti [Totò, Peppino e... la malafemmina]: Napoli e ...

Oggi parleremo di un annoso problema che affligge da anni il nord Italia: La polenta.

Alcuni di voi sono sicuro conosceranno questo male che sta distruggendo il tessuto sociale della nostra amata nazione. 

Ora io non sono un razzista, ho una certa avversione forte per gli amanti della musica di Gigi D'Alessio convinti, ma non li considero male, anzi per molti di loro provo un sincero affetto.

Negli ultimi tempi però ho sviluppato una certa allergia alla Polenta.

Per capire come, perchè, quando e chi potete fermarmi per strada e chiedere, se invece siete interessati a comprende quante figure di redhotchilipeppers posso prender in un solo giorno continuate a leggere senza timore alcuno.

Alcuni anni fa appena giunto a milano, fui invitato ad un pranzo di lavoro.

Ora i pranzi di lavoro solitamente sono dei momenti lieti con cui cazzeggiare con colleghi e fornitori prima di immergersi in nuovi meeting.

Certo nei pranzi di lavoro vive e vige un perbenismo che non vuole brutte figure, e quindi noi bravi ragazzi [Classe-76] sappiamo di non poter avere il:



di non poter ordinare cibi particolarmente pesanti, di non dover parlare di politica o di calcio, e soprattutto di dover mantenere una finta allegria davanti ad ogni situazione.

OGNI SITUAZIONE!

Quando dico ogni situazione intendo proprio OGNI SITUAZIONE!

Solitamente nell'internetto come nella vita d'azienda OGNI SITUAZIONE! si traduce in questo grande capolavoro de maleeeeeassoluttooo e mortecivileeee cinematografico trash dal titolo:



Ora immaginate un tipico ragazzo Napoletano come me, che finalmente trova nel pranzo un momento di felicità tra le mille insalate mangiate di corsa davanti allo schermo del computer, come reagisce davanti ad immagine come quella sopra!!!

Allora diciamo che sono a tavola con dei fornitori importanti, diciamo che devo fare bella figura e diciamo che nella mia vita non ho mai mangiato la polenta.

Aprò il menù ed i miei occhi si deliziano leggendo: spaghetti a cozze, lasagne, pasta al forno, na bella matriciana, na cacio e pepe, due tortellini burro e salvia, ma pure due spaghetti aglio olio e peperoncino...  Sto sbavando... la mia salivazione è fuori controllo... sono felicie come un bambino alla vigilia di Natale in attesa del Castello di Greyskull... quando ecco arrivare un vociare confuso dai miei commensali, che si ripetono felici tra loro:

- Ma si dai prendiamo tutti una bella polenta!
- Una gran bel vassoio di Polenta!
- Con sto freddo ci sta proprio bene!

L'entusiasmo serpeggia, vedo la gioia negli occhi dei fornitori, e non voglio escludermi facendo l'asociale quindi mi unisco al coro entusiasta (#credici) pur non avendo mai mangiato polenta in vita mia e sapendo solo che la polenta è fatta di farina, così pensando agli gnokki, dico:

- Ma si una bella Polenta Calda!

e tutti ripetono in coro:

- Polenta per tutti! Anzi Polenta e (Per-)Sei!

Il clamore festante attira l'astuto cameriere che nel suo abito scuro da fascista in ferie o da becchino in apprendistato (ma perché a Milano tutti i camerieri si vestono di nero?!?).

A quel punto l'allegro gruppo di fornitori si placa, il cameriere mi chiedo cosa voglio ed io dico:

- Per primo un bel piatto di spaghetti ai frutti di mare e per secondo... Polenta e (Per-)Sei!

Nel recitare queste parole il cameriere si blocca esterrefatto, i miei commensali si fermano con folgorati, gli altri tavoli smettono di mangiare e si gelano guardadomi, le auto fuori dal locale frenano di botto, i cani ed i gatti iniziano copulare in tante piccole gangbang, il presidente del consiglio italiano blocca i lavori delle camere per chiedere il silenzio...

Io vedendo le reazioni penso di:

1 - aver detto per sbaglio "Klaatu barada nikto" risvegliando così i morti dal loro sonno;

2 - aver raccontato il finale di Lost a tutti per sbaglio;

3 - aver espresso apprezzamenti di natura sessuale su di una bambola di plastica con cui giocano le bambine da generazioni per errore.

A salvarmi dalla situazione ci pensa uno dei commensali, dicendo:

- enzo, ma non ti sembra un po' troppo sia il primo che la polenta?

La frase mi lascia basito, ma considerando la passione dei nordici per le diete non mi spaventa e come un navigato uomo di mare, rispondo:

- Ma sì lasciamo stare il primo;

A quel punto il pianeta terra ricomincia a girare e tutto riprende come sempre...

I commensali prendo la situazione in pungo e parlando con il cameriere becchino e fascista (poverino tutte le sfortune!) chiedono:

- Facciamo Polenta e (Per-)Sei!

Il cameriere felice raccoglie l'ordinazione e va via.

Ed io nella mia mente mi domando, ma se siamo in quattro perché abbiamo ordinato Polenta per SEI????
Essendo un pranzo di lavoro non faccio osservazioni strane e resto felice in attesa di questa famosa polenta che mai avevo assaggiato nei miei 33 anni di vita.

Dopo poco vado al bagno e quando torno trovo al mio posto questo piatto:


Alla vista di tale nefandezza nella mia mente si formano varie idee:

1 - hanno sbagliato ordinazione io sono un umano e non mangio cibo Klingon!

2 - è uno scherzo!

3 - ma cos'è quell'animale sul purè!

4 - datemi dei frutti di mare e degli spaghetti alla chitarra!

5 - Mamma ti prego salvami non voglio vivere qui!

6 - uccidere Trevor!

7 - uccidere Michael!

8 - fare una follia e salvare entrambi! (pur di non mangiare il piatto)

Ovviamente cerco di contenere il mio sdegno.... e chiedo cautamente:

- ma-cos'è-sta-cosa-nel-piatto?

E a quel punto, solo a quel punto uno degli allegri commensali mi dice:

- Polenta e Osei!

la mia risposta è diretta come una pallottola di Tex Willer:

- Avevo capito (Per-)Sei non OSEI!!! cosa sarebbero degli OSEEII?

Nel recitare queste parole i commensali si bloccano esterrefatti, gli altri tavoli smettono di mangiare e si danno a scene d'isteria da RIOT, le auto fuori dal locale iniziano copulare in tante piccole gangbang,  i cani ed i gatti bloccano i lavori delle camere per chiedere il silenzio, il presidente del consiglio italiano continua la sua partita a GTA V essendo arrivato alla sequenza con le prostitute

Io vedendo le reazioni penso di:

1 - aver detto per sbaglio "il finale di Lost è una GiudaBallerinata" risvegliando così i morti dal loro sonno;

2 - aver raccontato il finale dei Promessi Sposi a tutti per sbaglio, senza rendermi conto che mi stavo confondendo con un porno visto la sera prima;

3 - aver espresso apprezzamenti di natura sessuale su di un bambolotto di plastica da nome Ciccio...

A quel punto mi spiegano che Osei vuol dire



E che la polenta non è farina normale, ma farina di MAIS!! Cioè MAIS?!?!



Ma stiamo scherzando!!!??!!?!?!

Un essere umano non può mangiare queste cose!

Ovviamente il pranzo finì poco dopo... in quanto fuori richiamato per una questione urgente (#credici) in ufficio consolandomi con una bella insalatina davanti al monitor...

Ok gente anche per oggi abbiamo finito... mi raccomando provate a mettereordineincasa... io ci sto riuscendo!







mercoledì 1 agosto 2012

[diario]: addio e grazie di niente

Gentili Tutti,

sono nella cucina della mia casetta di milano, le pareti rosse e blu fanno da scenografia mentre io cerco di intraprendere un viaggio allucinante sul viale del tramonto dei ricordi da nerd per trovare le parole giuste e commentare la morte di John Doe.

Chi è John Doe? per i ben pensanti un fumetto, che più o meno tutti i mesi, da più di 9 anni accompagna i miei viaggi in edicola, le mie giornate, la mia vita... insomma John Doe è stato un compagno di viaggio per me.

Ma ora che da bravo blogger ho dato le regole d'ingaggio e le informazioni necessarie per capire di cosa si sta parlando lasciatemi iniziare una storia, una storia che inizia tanto tempo fa in una galassia lontana lontana...

Primo Tratto 

Dissolvenza in bianco.

C'è molta gente, insomma quasi una folla.
Sono accalcato vicino ad altri ragazzi muniti di zainetto e camicia a quadri, mentre faccio la fila in maniera involontaria per avvicinarmi ad uno stand dove un grasso uomo con pochi capelli firma e vende poster di un personaggio dei fumetti che non conosco.
Sono ad una fiera di fumetti, ho 26 anni, una quasi laurea in lettere moderne ed uno splendido futuro da disoccupato.
Aspetto paziente il mio turno, la puzza di scarpe da ginnastica è talmente forte che fa da colonna sonora al momento, ho uno zaino squallidetto comprato da mia madre in un mercatino di periferia, ho circa 10 euro in tasca, e ci debbo arrivare a sabato ed è solo domenica.
Indosso una camicia a quadri eredità di mio cugino, un jeans di uguale provenienza ed ovviamente un paio di scarpe da ginnastica.
Leggo fumetti da circa 10 anni, e ovviamente sogno di lavorare nel mondo dei fumetti, purtroppo però non so disegnare ne tanto meno sceneggiare, il che, come dire avvalora la frase di cui sopra, secondo la quale ho uno splendido futuro da disoccupato.
Le ragazze sono per me sono fantascienza quanto la promessa del sempre splendido futuro da disoccupato, ed il mio massimo di relazione è una cotta non ricambiata che dura da mille anni. Insomma sono un gran bravo ragazzo che crede nell'amore eterno e passa i pomeriggi in lacrime pensando ai bastardi di cui s'innamorano le ragazze da cui prende dei ciclici 2 di pikke. 
Internet ha il sapore dei 56k e l'ombra di una bolletta telefonica da incubo che evocherà il demone oscuro che vive dormiente dentro mia madre.
Vivo a Quarto, paesino meravigliosamente squallido della provincia napoletana, dove il più grande viaggio sono 15 fermate di metropolitana extraurbana senza biglietto per arrivare all'università.
Ho un asma di classe C, un inalatore in borsa per salvarmi la vita (e per non tradire lo stereotipo del nerd) ed una memoria di corse e ricoveri in ospedale che fanno di me il miglior conoscitore del servizio sanitario locale (che a Napoli è tutto un dire!).
Intanto la fila è avanzata, sono davanti al grasso uomo con pochi capelli che firma e vende poster di un personaggio dei fumetti che non conosco.
Sono emozionato, mi sembra di essere ad un colloquio di lavoro per un posto come direttore della Marvel Comics Mondo, il tipo grasso di cui sopra mi chiede cosa prendo in accento romano, io farfuglio qualcosa che sembra la parola "poster" e "autografo", lui mi guarda con aria svogliata ed annoiata e dice qualcosa che suona più o meno come "3 euro". Io preparo le monete per il saggio baratto ed aggiungo qualcosa del tipo "lavorare fumetti" con la stessa intonazione con cui E.T. dice "telefono casa".
Il tipo resta svogliato, resta grasso e resta ovviamente calvo, ma aggiunge una frase da storia del cinema "ah va beh! allora sei del settore, per te sono 2 euro!".
Io sono felice, e mi ripeto tipo mantra "mi ha rivolto la parola, un esperto e grande professionista del settore fumetti mi ha rivolto la parola". e così mosso dal coraggio del mantra aggiungo: si vorrei lavorare nel settore dei fumetti, ... non è che lei potrebbe... consigli...mi....
Ma non finisco la frase che sono spinto via dalla folla, faccio in tempo solo ad ascoltare il grasso e calvo grande professionista che ripete con aria svogliata al ragazzo che era dietro di me la frase:  "ah va beh! allora sei del settore, per te sono 2 euro!".
Era il giugno del 2002 e da li a poco avrei scoperto che il poster era di un nuovo fumetto dal titolo: John Doe.
Mi piace pensare che in quel momento io abbia sorriso guardando il disegno di Carnevale sul poster, e mi sia sentito felice.


Secondo tratto

Dissolvenza in bianco.


C'è molta gente, insomma è decisamente una folla.
Sono ciondolante ed annoiato nei pressi dell'edicola grande della stazione di Bologna Centrale, sto aspettando un treno, vado a Roma, sono in attesa del mio Frecciarossa e fumo distrattamente una Camel Light.
Sono a Bologna da quasi due anni, ho 30 anni, una laurea in lettere moderne e sono un impiegato nel settore marketing-consulenza-ed-ufficio-stampa di una mediamente-nota casa editrice di fumetti bolognese.
Aspetto paziente il mio treno, la puzza di ferro da binario insieme allo smog fa da contorno alla mia vita, ho una 24 ore in pelle abbastanza usata da sembrare vecchia di 20 anni che mi porto dietro dal giorno della laurea, cioè da quando mi fu regalata da mia madre, come premio per aver preso un bel 110 e tanta discoccupazione quattro anni prima, ho circa 30 euro in tasca, e ci debbo arrivare fino a sabato ed è solo giovedì, ma ho tanto bisogno di comprare fumetti.
Indosso una camicia a righe di due taglie più grandi, una cravatta da venditore d'auto americano, un completo gessato regalo di amici di famiglia, che neanche ricordavano la mia taglia ed ovviamente un paio di scarpe da ginnastica Hogan false (perchè mi sento ribelle a portarle sotto il completo e perchè non ho altre scarpe al momento).
Leggo fumetti da circa 16 anni, e ovviamente ho inseguito il mio sogno di lavorare nel mondo dei fumetti, purtroppo però non so disegnare ne tanto meno sceneggiare, il che, come dire avvalora la frase di cui sopra, secondo la quale sono impiegato nel settore marketing-consulenza-ed-ufficio-stampa di una mediamente-nota casa editrice di fumetti bolognese .
Le ragazze sono per me sono un sogno che si è realizzato, ho la mia prima relazione importante, amo una ragazza come non mai, le cotte sono un ricordo che non conservo più, e quando dormo con lei, sono felice come neanche un film o un romanzo potrebbero raccontare. Insomma sono un gran bravo ragazzo che crede nell'amore eterno e passa le domeniche pomeriggio in casa a scambiarsi la vita e l'esperienza tra sorrisi e sogni, e spesso alzo un dito medio pensando ai bastardi di cui s'innamoravano le ragazze da cui prendevo i ciclici 2 di pikke, sapendo cosa si stavano perdendo rinunciando all'amore eterno. 
Internet ha il sapore di emule e torrent, mentre l'ombra di una bolletta telefonica è sparita, visto che ho da poco avuto anche un blackberry aziendale.
Vivo a Bologna, città incredibilmente meravigliosa che sembra essere la capitale del mondo, dove il più grande viaggio è Tokyo dall'aereoporto Marconi per arrivare a fare affari con kodansha, shueshia e perdersi tra le meraviglie nerdistiche di akiabara.
Ho un asma di classe C, tre inalatori in borsa per salvarmi spesso la vita (e per non tradire lo stereotipo del nerd) ed una memoria di corse e ricoveri in ospedale che fanno di me il miglior conoscitore del servizio sanitario locale (che a Bologna dire perfetto è poco!).
Scorro lo scaffale dei fumetti dell'edicola di cui sopra in fame chimica di letture nuove, e scorgo una copertina surrealista con il titolo: Nella gabbia
Era l'ottobre del 2008 e da li a poco avrei riscoperto che ancora pubblicavano il fumetto dal titolo: John Doe.
Mi piace pensare che in quel momento io abbia sorriso guardando il disegno di Carnevale sulla copertina, e mi sia sentito felice di aver ritrovato un fumetto che non leggevo da 13 numeri.


Terzo tratto


Dissolvenza in bianco.


C'è molta gente, insomma è molto più di una folla.
Sono felice come se fossi in paradiso, sono nei pressi dello stand dell'Aurea, e sto guardando con aria incuriosita la gente che si annoia dietro il bancone, c'è anche il signore grasso e calvo di anni prima, solo che ora è meno grasso e più calvo, ed ha in braccio sua figlia; so benissimo il suo nome, conosco la sua bravura nello scrivere di pagliacci tristi, e ho una chiara idea di che ruolo ricopre nella casa editrice romana.
Sono a Lucca Comics and Games, ho 35 anni, una laurea in lettere moderne, un master e vari corsi d'inglese e sono un manager nel settore televisivo per l'infanzia di uno dei più grandi editori europei, mi occupo di gestire investimenti ed acquisti su serie a cartoni animati e telefilm .
Passeggio felice e con aria incuriosita per sondare quale numero mi manca, la puzza di scarpe da ginnastica satura l'aria di una tensostruttura enorme in Piazza Napoleone, ho uno zaino regalo della sony rimediato al party di lancio a Cannes della nuova serie a cartoni animati di Spiderman, ho una carta di credito visa in tasca, e ci debbo arrivare fino al 20XX data di naturale scadenza, ma ho tanto bisogno di comprare fumetti e debbo ricordarmi che a fine mese arriva l'affitto e l'assicurazione dell'auto quali numeri mi mancano.
Indosso una t-shirt nera di Benetton, un cardigan con capuccio (a memoria delle felpe con capuccio che amavo a16 anni) un jeans di calvin klein preso in sconto all'outlet di brescia,  e ovviamente un paio di scarpe da ginnastica Hogan originali (perchè mi sento alla moda a portarle sotto il jenas di marca e perchè non ho altre scarpe al momento, in quanto le Hogan hanno un prezzo da brivido).
Leggo fumetti da circa 20 anni, e ovviamente ho inseguito con sacrificio totale il mio sogno di lavorare nel mondo dei fumetti, purtroppo però non so disegnare ne tanto meno sceneggiare, il che, come dire avvalora la frase di cui sopra, secondo la quale sono un manager nel settore televisivo per l'infanzia e ho sviluppato un certo know-how per il mercato dell'animazione e delle serie tv, tanto da poter scegliere in quale fumetto c'è un'idea tale da farlo migrare nel media televisivo.
Le ragazze sono per me sono un sogno che si è realizzato e che ho perso quando ho lasciato finire da schifo la mia prima relazione importante della mia vita con L'unica RagaZzA, ovviamente l'amo come non mai, ma sto imparando che i maschi sono degli stronzi a prescindere, e quando mi rigiro nel letto matrimoniale vuoto, sono infelice come neanche un film o un romanzo potrebbero raccontare. Insomma sono un gran bastardo che crede nell'amore eterno e ad altre bugie che noi uomini siamo bravi a raccontare a tutti, anche a noi stessi, e spesso ripenso ai bastardi di cui s'innamoravano le ragazze da cui prendevo i ciclici 2 di pikke, sapendo bene cosa stavano vivendo. 
Internet ha il sapore di megavideo e l'ombra di emule è sparita sostituita dal termine streaming, visto che ho da poco avuto un abbonamento in fibra ottica.
Vivo a Milano, città incredibilmente grande e fredda, così diversa dalla Bologna in cui avevo lasciato la famiglia dei miei migliori amici con i quali avevo condiviso i precedenti 6 anni, ma a ben guardarla sembra essere la capitale del futuro, con le sue promesse e la sua velocità, dove il più grande viaggio è fare il pendolare tra Londra, Parigi e Cannes, con un ritmo che rasenta una settimana si e l'altra pure.
Ho un asma di classe C, sempre tre inalatori in borsa, una macchina per l'aereosol e troppe pillole di cortisone per salvarmi troppo spesso la vita (e per non tradire lo stereotipo del nerd) ed una memoria di corse e ricoveri in ospedale che fanno di me il miglior conoscitore del servizio sanitario locale (che a Milano dire perfetto è superficiale, specialmente se hai una buona assicurazione medica privata!).
Scorro il bancone dello stand dell'Aeura, facendo caso alle varie pubblicazioni, ragionando per Excel, cercando di capire i break-event-point delle pubblicazioni, esplorando rapidamente le prospettive di sviluppo e migrazione in altri media, per poi fermarmi da bravo nerd sui numeri che mi mancano del mio fumetto preferito.

Li raccolgo dal bancone, e li porgo al signore meno grasso e più calvo di cui sopra, lui li guarda con aria svogliata, fa capolino da dietro la figlia che l'abbraccia, mi degna di uno sguardo prossimo allo zero assoluto, e mi dice che sono 9 euro.
Io pago, qualche moneta memoria di resti di altri acquisti, e rifiuto una sportina di plastica, mentre con gioia stringo i fumetti tra le mani e poi saluto con un "complimenti signor B." a voce bassa.
Era il primo giorno del novembre 2011 e da li a poco sarei corso in un bar a bere una birra, fumare una sigaretta e leggere i tre numeri arretrati del fumetto dal titolo: John Doe.
Mi piace pensare che in quel momento io abbia sorriso guardando il disegno di De Cubellis sulle copertine, e mi sia sentito felice di non aver sentito il signore meno grasso e più calvo, pronunciare la frase "ah va beh! allora sei del settore, per te sono 2 euro!".



Quarto tratto

Dissolvenza in nero.

C'è molta gente, insomma è molto più una folla, sono 99 numeri e sono sparsi nelle mie librerie che sto provando a mettere in ordine, sono 99 numeri sparsi nella mia vita, e lasciatemi dire che quindi sono una folla.

John Doe, ha chiuso ed io non sono mai riuscito a ringraziare di persona Bartoli e Recchioni, so tanto delle loro vite, grazie alle sceneggiature che mi hanno fatto compagnia in questi 99 numeri (e al blog di recchioni).

So tanto o forse niente di loro, ma debbo ringraziarli perché tratto dopo tratto hanno "disegnato" un compagno di viaggio che mi ha fatto emozionare e sorridere per anni, e questo è davvero tanto per 98 pagine in bianco e nero ogni mese.
E se qualcuno di voi miei 42 lettori pensa che i fumetti siano solo un divertimento, un gioco, un passatempo per bambini o per adulti immaturi, insomma se pensate che siano un beato Niente...

Lasciatemi dire che grazie a quel Niente io ho costruito la mia professione, la mia vita, il mio futuro.

E per questo che rubando il titolo dell'ultimo numero di John Doe, mi permetto di dire che anche grazie a lui che oggi sono l'uomo che il mondo guarda ogni mattina in giacca e cravatta entrare in ufficio o prendere un aereo sempre sorridente.

Quindi lasciatemi dire: Grazie di Niente, John!



Ah, se non sapete come si disegna un grande fumetto non abbiate timore la risposta è semplice:

(con accento romanesco stile Romanzo Criminale). A Tratti.

PS: se poi volete sentire della buona musica guardate il video che feci anni fa su John Doe... ;) 







venerdì 30 marzo 2012

[diario]: filosofia da maschio

Gentili Tutti,

sono le 8 e 12 minuti di un bellissimo sabato mattina mentre mi appresto a scrivere un nuovo post.

Ho le gambe incrociate ed il mac sul letto, mentre sbircio mi godo la finestra aperta su di una piccola stradina di Cannes.

Da tempo il mio gran bel lavoro (#isognisirealizzano) mi ha regalato la possibilità di vivere un mese all'anno della mia vita in questa cementifica bella finta città della costa azzurra.

In sottofondo lascio scorrere una canzone dei radiohead mentre mi lamento con me stesso di quanto riesco ad essere disordinato in una camera d'albergo in cui sono entrato da soli due giorni.
Il disordine è come un segugio ti segue in ogni attimo, in ogni luogo, di segue in auto e ti si piomba in qualsiasi casa tu vada. Penso di poter essere definito senza dubbio un portatore (poco sano) di disordine.

Ora sono immerso in un gran bel letto matrimoniale bianco, che è circondato a sua volta da una camera bianca, in cui c'è persino un televisore bianco, ed io mi sento sempre più sporco e desideroso di diventare un graffiato o almeno di metter su un poster di Casablanca, che nel bianco ho sempre paura di affogare.

Nelle stradine che coronano il lungo mare di cannes, vive una pletora infinita di ristoranti, tutti carini, tutti che sembrano essere spuntati da una cartolina turistica finta ma tutti con una cucina inequivocabilmente buona. Certo questi mangia rane ovviamente non conoscono il concetto di pasta, ma sono bravissimi nel cucinare i crostacei.

E proprio in una cena meravigliosamente in bilico tra amicizia e lavoro, che mi sono ritrovato con una domanda che mi ha spedito "nel paese delle mille ed una filosofie", paese che noi maschi di solito visitiamo al mattino presto e che di solito prende forma tra il bagno e la camera da letto ogni volta che ci alziamo con poca voglia di sesso mattutino e zero desiderio di puntualità.

I maschi dopo i trenta finiscono per diventare filosofici al mattino, in realtà non è che noi si faccia questa scelta con consapevolezza, ma semplicemente perché resta la più facile da fare per perdere tempo.

Ovviamente il tutto finisce appena usciamo di casa e incontriamo il primo culo o il primo paio di ette in bella camminata, da quel momento in poi pensiamo solo e soltanto a: phega!

Cioè alt, non fatevi strane idee, in realtà pensiamo alla phega anche quando siamo "nel paese delle mille ed una filosofie", solo che in quei momenti pensiamo alla phega come un essere vivente e non solo come un oggetto gemente nelle nostre fantasie da erezione del mattino.

In quei momenti, ci domandiamo in che direzione stiamo andando e in quale cavolo di stazione ci porterà sto treno che tutti chiamano vita.

Io ieri sera mi sono chiesto quanto mancherà al giorno in cui avrò una famiglia.
Ora a voi sembrerà stupido ed ovvio, ma sapete anche a noi maschi accade di avere un orologio biologico, che differenza di quello delle donne, è regolato male, funziona male e di cui non dovreste mai fidarvi.

Ora se aspettate da questo post una bella risposta, ovvero quando un uomo inizia a volersi costruire una famiglia, beh lasciatemi dire che non lo so, ne voglio una, di questo sono sicuro, ma cavolo sono stronzo e gli stronzi finiscono sempre per rovinare tutto e rovinare una famiglia è una gran responsabilità quindi ci penserò bene prima di decidere dove fermarmi (o fingere di essermi fermato).


Ora cari miei 42 lettori scappo fuori, ho una vita che mi attende e come ogni bravo uomo saprò arrivarci in ritardo e distratto, voi intanto provate a Mettere in Ordine Casa vostra che io la mia l'ho lasciata a milano.

sabato 24 marzo 2012

[diario]: al meglio a 35 anni

Gentili Tutti,

il mare di rapallo celebra lo sfondo di una vista che mi regala il miglior sorriso di oggi.
Ci sono giorni in cui ti domandi perché mettano dei maxi-schermi in certe camere d’albergo se dalla finestra c’è un panorama che ti toglie il fiato e t’incolla senza stancarti più di episodio dell’ultima stagione di Games of Throne.

Se Igor fa il suo dovere a seguire dovreste trovare una bella polaroid che ripropone la magica visuale:


Ora penso che voi miei 42 lettori sappiate bene, quanto io sia totalmente innamorato del mio lavoro (#isognisirealizzano), ma ci sono giorni come questo in cui lavorando mi sento come quando in un letto ad una pizza la vostra Lei vi parla mentre ha la testa sul vostro incavo-petto-spalla, e voi fate un dio medio alla rotazione terrestre e allo scrorre del tempo, e vi sentire come Terence in Candy Candy, solo più basso, rock e bassista alcolizzato.

Passando a questioni più serie mi lascio andare ad una scrittura da finto autore, accendo il flusso di coscienza, e mi godo il macbook lasciato in solitario sul tavolino essenziale del balconcino della camera d’albergo di cui sopra, che silenziosamente trasforma in un file word i pensieri di questi giorni.

In questi giorni il mio amato lavoro mi ha portato a Rapallo, ridente cittadina di mare che incornicia quel gran pezzo (dell’ubalda tutta nuda e tutta calda) della costiera Lingure che da quattro anni ho imparato a conoscere bene (cioè senza l’uso del navigatore gps). Ora se voi come me siete nati in una bella città di mare, ma il lavoro vi ha condotto a vivere in una gran bella città ma decisamente deficitaria di mare, potrete intuire quanto io abbia la sensazione di casa stando in silenzio a godermi il profumo di mare. Una sensazione che porta con se un bel bastimento carico di ricordi e pensieri filosofici.

Quando si hanno 35 anni, e le autostrade d’Italia sono finite per diventare le tangenziali della città che chiamate italia, iniziate ad avere questi attacchi da scrittura compulsiva ogni volta che finite per ritrovarvi in silenzio a fissare un mare che ricorda casa.

In certi momenti guardate il vostro pacchetto di paglie, tirate un bel dito medio al rallenty, e vi godete il profumo di casa mentre indossate le vostre rayban d’ordinanza, e vi sentite il meglio di voi stessi, e allora non c’è specchio che tenga o copertina di Men's Health che si voglia, voi siete la miglior foto di voi stessi ed il resto conta quanto uno zero assoluto.

I 35 enni penso che abbiano abbastanza momenti “al meglio”, molto più dei 20enni o degli adolescenti in generale.

Vi sembrerà forse assurdo, ma penso che i miei coetanei mi possano capire perfettamente. Ora a beneficio dei non [Classe-76] proverò a scrivere al riguardo.

Quando abbiamo ventanni è probabile che noi generazione nerd, si sia cresciuti con troppi cartoni animati e troppo amore (#maitroppo) materno, e si sia finiti per essere sempre preda d’innamoramenti impossibili di ragazze troppo carine per il nostro livello, che ci facevano innamorare solo guardandoci (guardandoci ok una parola troppo grossa, diciamo guardando nella nostra direzione per sbaglio). E da quello sguardo partivamo in sogni impossibili che ci vedevano protagonisti assoluti di:
1 - passeggiate romantiche mano nella mano al tramonto sul lungo mare della vostra cittadina tutta cemento e poca storia;
2 - falò fatti di birre e coperte divise in due tra rumori di baci ed onde;
3 - dichiarazioni d’amore fatte sul muretto vicino alla scuola;
4 - cinema di periferia pieni in due a rivedere “ritorno al futuro – parte III”
5 – cassettine duplicate male con il fruscio dei gunsroses ascoltate in camera di lei mentre i genitori di lei passano piano vicino alla porta mentre tu le racconti perché ami così tanto quel cavolo di Jack Frusciante è uscito dal gruppo;

Ma alla fine la realtà finiva sempre (nelle migliori delle occasioni), con tu e la tua ragazza-dei-sogni che siete nei bagni del liceo durante un intervallo infinito tra odore di canne e pipì, e lei che ti racconta di come abbia baciato quello stronzo di V-B che sembra Kurt Cubain (de’ noi artri) durante la gita di quarta a parigi anche se lui è strafidanzato e alla fine però lei è innamorata e quindi che a te ti vede come un amico e che alla fine cioè non LE PIACI.

E allora da lì in poi tutto un vedersi brutto stile cesso e autostima sotto gli anfibi doctor martin o le adidas false, ed il massimo è ammazzarsi di fai-da-te su Video-Girl-Ai e DAILAN DOG (che a 16 anni lo chiamavo così) in bagno mentre tua madre ti chiede quando esci dal bagno.

E poi dissolvenza in bianco e finisci 15 anni dopo-dopo, che sei un fissato con i 40 minuti di corsa al sabato o la palestra se ti viene bene nel dopo ufficio, le ragazze sfilano in sequenza e le chiamate senza risposta si accumulano sul cellulare, il sesso e l’Amore l’hai bruciati nelle camere in affitto da fuori sede, e ora quello che sai di te-stesso è che se vai con una ragazza 10 secondi dopo vuoi solo che si teletrasporti via da casa tua perché in testa hai solo la voglia di amici e cubalibre.

Perché alla fine quello che sogni è solo la tua ex che hai trattato da stronzo o almeno così di dici per sentirti meno stronzo di quello che sei (che noi maschi a giustificarci siamo dei geni).

Eppure in alcuni momenti, quando questa storia ti resta scritta dentro (anche se non la leggi) finisci per compiacerti del distacco con cui vivi il mondo e guardandoti in un attimo in terza persona ti trovi “al meglio” perché alla fine con te stesso ci stai bene e le tue affermazioni le hai avute, e almeno una volta una ragazza ti ha fatto sentire in ordine con il mondo.

A quei momenti, quelli che volano via leggeri dedico questo diario, “al meglio”

martedì 7 febbraio 2012

[Classe-76]: la tv che c'era una volta (ovvero poche ragazze da quelle parti, eh?)




Gentili Tutti,

sono le 22.48 mentre mi appresto nuovamente a scrivere sul mio amato blog, dopo ben un giorno e mezzo di latitanza (e dire che sono napoletano quindi dovrei stare attento ad usare la parola latitante).

In questo momento la mia casetta rossa e blu versa in un freddo polare, ed una stufa a raggi gamma (se #credici) e l'impianto di riscaldamento domestico provano a chiedermi l'amicizia su facebook, ma purtroppo ho chiuso il profilo (e non per neve).

Il freddo e le distrazioni d'internet mi spingono a scrivere con lentezza il post, ma l'urgenza di mettere ordine in casa mi tiene fermo sulla tastiera.

Ma bando alle ciance e passiamo alla rubrica che voi tutti amate miei 42 lettori e diamo il via ad un nuovo eps di [Classe-76]:

Precedentemente su [Classe-76]: abbiamo indagato i loghi che hanno marchiato le nostre infanzie o adolescenze che dir si voglia, prima ancora abbiamo provato a dare un senso ai nostri zaini invicta conservati negli armadi delle nostre madri, ed ora ci tuffiamo nel meraviglioso mondo della tv (a colori... anche se spenti e non al plasma HD).

iniziamo dal motivo per cui ho scelto il tema di questa rubrica: Mike Bungiorno.

strano a dirsi ma qualche sera fa mentre viaggiavo a vele spiegate nel fancazzismo sulla rete mi sono ritrovato a rivedere vecchi eps di Telemike.
La trasmissione (come la chiamava mia nonna), era di quelle facili facili: un bel quiz.
ancora oggi, quando qualcuno dei miei amici si rivolge a me con fare interrogatorio, e mi chiede "ti posso fare una domanda", io alzo le mani alle orecchie e mimando come un mimo deficente (solo più basso e rock) una cuffia vecchio stile, esclamo: tis-sento-Mik


e quindi alla buonanima del vecchio volto del quiz in italia, dedico questa mia prima polaroid. in fondo il programma (o trasmissione che dir si voglia) non mi piaceva, ma era un bel caminetto, un luogo in cui incontrarmi con la famiglia per condividere (senza emule, che megavideo è morto) delle belle immagini, e magari fingersi colti, quando mio padre esclamava: ok facile questa domanda.
(igor agevola la polaroid forza... che oggi è giorno di paga)



Passiamo ora ai miei rientri a casa dalle scuole medie.
Non so spiegarvi per quale motivo, ed allora non riuscivo neanche ad interrogarmi al riguardo, ma ogni volta che poggiavo la cartella (si chiamava così allora e non zaino) a casa ed entravo in cucina già sul tavolo potevo scorgere un piatto pronto, con la tv accesa ed il buon vecchio zio Corrado, che tra pile di piatti faceva domande, umiliando il cibo che mangiavo con poco gusto, raccontando di piatti buonissimi.
Alla sua pianificata cortesia debbo la compagnia di quei piatti pronti per magia.


Passiamo ora ad un programma del fine settimana.
Il fine settimana era una bolla temporale fatta di melassa, non passa mai.
Mentre nei telefilm americani vedevo ragazzi vivere i weekend come un momento di festa per me erano solo un momento in cui non accadeva nulla, fatta eccezione per la Messa, quella ringraziando il Cielo non mancava mai.
I programmi tv erano come il weekend, tutti noiosi e lenti, o almeno così apparivano a me nella mia solitaria periferia napoletana, fatta di pochi fumetti e zero videogiochi.
e così guardavo stancamente qualsiasi cosa potesse avere dei disegni animati, e tra questi programmi vi era Superclassifica Show.
Di musica non ne capivo niente, e sinceramente trovavo noioso anche quella (sarà stata osmosi del weedend, bah!) ma visto che c'era un po' d'animazione guardavo anche questo programma.

certo quel gatto era figo, ho sempre sperato che ci facessero su una bella serie animata, ma come si suol dire i sogni son desideri, ed alcuni è meglio che restino tali...



E ora veniamo al pezzo forte, quindi tutti in piedi (si anche voi che siete in ufficio... dai che il capo non vi guarda), mano sul cuore, occhi lucidi e squillino le trombe, perché ora entra in scena: Bim Bum Bam.

Ok, io adoravo Uan e Paolo Bonolis, erano fantastici! Erano i Miei amici del pomeriggio. Gli altri correvano in strada a giocare, qualcuno filava in bici (senza gridare Silver YiOh! perché It non l'avevamo ancora letto), altri si uccidevano di videogiochi, ma io no.
Per via del fatto che in ospedale ci andavo un giorno si e l'altro pure, mia madre mi teneva sempre in casa ed io non avevo voglia di uscire di casa.
Non il pomeriggio almeno, non quando c'era Bim Bum Bam ad aspettarmi.
Per me era una religione, non potevo pensare di lasciar soli i miei due migliori amici, il furbo Uan e lo sfortunato Piolo Bonolis.
I cartoni che annunciavano, erano a volte totalmente inutili, ma per me vedere loro due in scena non aveva prezzo, mi facevano sentire realizzati i sogni. Grazie a Uan, un pupazzo parlante (giudaballerino se esiste un pupazzo parlante di sicuro esiste anche l'UomoRagno) e Piolo, un adulto che non aveva timore di passare le sue giornate con me ed il pupazzo parlante.

Con loro ero a casa, tutto quello che accadeva attorno era nulla, loro erano il centro del mondo ed io protagonista con loro della nostra isola di divertimento.


e poi c'era lui l'uomo adorato da mia nonna, e quindi anche da me: Gigi Sabani e il suo Ok il prezzo è giusto.
Ok voi, forse ricordate la Zanicchi nel programma, ma i miei ricordi sono tutti per Sabani.
Lo ricordo per le sue imitazioni, che forse non capivo ma mi facevano ridere.
E poi ricordo quella ruota, e le mie urla da cretinetto, che invocava la discesa del 100.
ancora oggi, se qualcuno prova a lanciare dei dadi in mia presenza, io ripeto sempre Cento!Cento!Cento!


Beh come vedete, anche questa volta abbiamo fatto un bel viaggio nel mio personale mondo dei ricordi.
I vostri saranno diversi, ma oggi come allora sono convinto che quei programmi mi hanno reso meno solo, ed infondo al cuore mi hanno insegnato un pochino del lavoro che faccio.

Sapete ancora oggi ho un sogno.

M'immagino di entrare in ufficio una mattina, con la mia giacca-e-cravatta di sempre, di accostarmi al mio computer, di posare la borsa, di prendere il primo caffè, ma prima d'immergermi nel mio mondo fatto di contratti, cartoni animati, attori, sceneggiature, serie tv, business plan, meeting e conference call, trovare un biglietto piegato sotto la tastiera, e di trovarci scritto:

Alla fine sei cresciuto, ora tocca a te farli sentire meno soli! Ma ricorda ci manchi tanto,
i tuoi amici Piolo e Uan

Bene miei cari 42 si è fatta una certa ed io ho provato come potevo a Mettere Ordine In Casa, ora mi lancio in ipersonno perché domani realizzo un sogno... vado in ufficio