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giovedì 24 ottobre 2013

[FOLL(I)A]: il trailer di Orfani

Gentili,

fate conto che avete passato una notte serena a letto a scanso di discoteche e fieste di varia natura, fate conto di essere mediamente sobri e pronti a godervi un bel volo che vi riporti in Italia dopo settimane di lavoro...

si bene, fate conto che non avete più fumetti da leggere se non in lingua francese... e fate conto che l'aereo che vi deve riportare a casa non parte più... se non con un ritardo di 10 ore...

ci siete?

Ecco scenario da incubo? Naaaaa solo una buona scusa per perdere tempo con AfterFX e Final Cut, e così... nasce il video che dovreste vedere di seguito. Il soggetto e la nuova serie a fumetti che sto amando: Orfani (se cliccate sul nome arrivate alla pagina ufficiale)

A voi i commenti ovviamente.

Un giga saluto dalla meravigliosamente grigia milano:


sabato 24 marzo 2012

[diario]: al meglio a 35 anni

Gentili Tutti,

il mare di rapallo celebra lo sfondo di una vista che mi regala il miglior sorriso di oggi.
Ci sono giorni in cui ti domandi perché mettano dei maxi-schermi in certe camere d’albergo se dalla finestra c’è un panorama che ti toglie il fiato e t’incolla senza stancarti più di episodio dell’ultima stagione di Games of Throne.

Se Igor fa il suo dovere a seguire dovreste trovare una bella polaroid che ripropone la magica visuale:


Ora penso che voi miei 42 lettori sappiate bene, quanto io sia totalmente innamorato del mio lavoro (#isognisirealizzano), ma ci sono giorni come questo in cui lavorando mi sento come quando in un letto ad una pizza la vostra Lei vi parla mentre ha la testa sul vostro incavo-petto-spalla, e voi fate un dio medio alla rotazione terrestre e allo scrorre del tempo, e vi sentire come Terence in Candy Candy, solo più basso, rock e bassista alcolizzato.

Passando a questioni più serie mi lascio andare ad una scrittura da finto autore, accendo il flusso di coscienza, e mi godo il macbook lasciato in solitario sul tavolino essenziale del balconcino della camera d’albergo di cui sopra, che silenziosamente trasforma in un file word i pensieri di questi giorni.

In questi giorni il mio amato lavoro mi ha portato a Rapallo, ridente cittadina di mare che incornicia quel gran pezzo (dell’ubalda tutta nuda e tutta calda) della costiera Lingure che da quattro anni ho imparato a conoscere bene (cioè senza l’uso del navigatore gps). Ora se voi come me siete nati in una bella città di mare, ma il lavoro vi ha condotto a vivere in una gran bella città ma decisamente deficitaria di mare, potrete intuire quanto io abbia la sensazione di casa stando in silenzio a godermi il profumo di mare. Una sensazione che porta con se un bel bastimento carico di ricordi e pensieri filosofici.

Quando si hanno 35 anni, e le autostrade d’Italia sono finite per diventare le tangenziali della città che chiamate italia, iniziate ad avere questi attacchi da scrittura compulsiva ogni volta che finite per ritrovarvi in silenzio a fissare un mare che ricorda casa.

In certi momenti guardate il vostro pacchetto di paglie, tirate un bel dito medio al rallenty, e vi godete il profumo di casa mentre indossate le vostre rayban d’ordinanza, e vi sentite il meglio di voi stessi, e allora non c’è specchio che tenga o copertina di Men's Health che si voglia, voi siete la miglior foto di voi stessi ed il resto conta quanto uno zero assoluto.

I 35 enni penso che abbiano abbastanza momenti “al meglio”, molto più dei 20enni o degli adolescenti in generale.

Vi sembrerà forse assurdo, ma penso che i miei coetanei mi possano capire perfettamente. Ora a beneficio dei non [Classe-76] proverò a scrivere al riguardo.

Quando abbiamo ventanni è probabile che noi generazione nerd, si sia cresciuti con troppi cartoni animati e troppo amore (#maitroppo) materno, e si sia finiti per essere sempre preda d’innamoramenti impossibili di ragazze troppo carine per il nostro livello, che ci facevano innamorare solo guardandoci (guardandoci ok una parola troppo grossa, diciamo guardando nella nostra direzione per sbaglio). E da quello sguardo partivamo in sogni impossibili che ci vedevano protagonisti assoluti di:
1 - passeggiate romantiche mano nella mano al tramonto sul lungo mare della vostra cittadina tutta cemento e poca storia;
2 - falò fatti di birre e coperte divise in due tra rumori di baci ed onde;
3 - dichiarazioni d’amore fatte sul muretto vicino alla scuola;
4 - cinema di periferia pieni in due a rivedere “ritorno al futuro – parte III”
5 – cassettine duplicate male con il fruscio dei gunsroses ascoltate in camera di lei mentre i genitori di lei passano piano vicino alla porta mentre tu le racconti perché ami così tanto quel cavolo di Jack Frusciante è uscito dal gruppo;

Ma alla fine la realtà finiva sempre (nelle migliori delle occasioni), con tu e la tua ragazza-dei-sogni che siete nei bagni del liceo durante un intervallo infinito tra odore di canne e pipì, e lei che ti racconta di come abbia baciato quello stronzo di V-B che sembra Kurt Cubain (de’ noi artri) durante la gita di quarta a parigi anche se lui è strafidanzato e alla fine però lei è innamorata e quindi che a te ti vede come un amico e che alla fine cioè non LE PIACI.

E allora da lì in poi tutto un vedersi brutto stile cesso e autostima sotto gli anfibi doctor martin o le adidas false, ed il massimo è ammazzarsi di fai-da-te su Video-Girl-Ai e DAILAN DOG (che a 16 anni lo chiamavo così) in bagno mentre tua madre ti chiede quando esci dal bagno.

E poi dissolvenza in bianco e finisci 15 anni dopo-dopo, che sei un fissato con i 40 minuti di corsa al sabato o la palestra se ti viene bene nel dopo ufficio, le ragazze sfilano in sequenza e le chiamate senza risposta si accumulano sul cellulare, il sesso e l’Amore l’hai bruciati nelle camere in affitto da fuori sede, e ora quello che sai di te-stesso è che se vai con una ragazza 10 secondi dopo vuoi solo che si teletrasporti via da casa tua perché in testa hai solo la voglia di amici e cubalibre.

Perché alla fine quello che sogni è solo la tua ex che hai trattato da stronzo o almeno così di dici per sentirti meno stronzo di quello che sei (che noi maschi a giustificarci siamo dei geni).

Eppure in alcuni momenti, quando questa storia ti resta scritta dentro (anche se non la leggi) finisci per compiacerti del distacco con cui vivi il mondo e guardandoti in un attimo in terza persona ti trovi “al meglio” perché alla fine con te stesso ci stai bene e le tue affermazioni le hai avute, e almeno una volta una ragazza ti ha fatto sentire in ordine con il mondo.

A quei momenti, quelli che volano via leggeri dedico questo diario, “al meglio”

giovedì 15 marzo 2012

[diario]: di viaggi, di scrittori e di flussi di coscienza

Gentili Tutti,

un sole di quasi primavera colora le grandi vetrate dell’Aereoporto di Heathrow nei pressi di Londra.

Sono di ritorno da una veloce trasferta in Inghilterra per lavoro, sono stato a Bristol florido centro televisivo a nord di Londra.

I tavolini del bar dove siedo sono in finto legno antico, un caldo the inglese fuma alla mia sinistra mentre scrivo sul mio nuovo MacBook Pro; ad un osservatore distratto potrei apparire uno scrittore immerso nel suo prossimo romanzo, che cerca ispirazione durante le pause di una trasferta improvvisa, ma purtroppo sono un semplice manager che complice la batteria scarica del suo blackberry ha trovato un attimo per aggiornare il suo amato blog.

Ora dovreste sapere, miei cari 42 lettori, che da quando ho aperto questo blog, spesso con gli amici ha luogo il seguente dialogo:

- Ehi V. sai che ho letto il tuo blog?

- Ah beh grazie, e quindi cosa ti è piaciuto?

- Si cioè scrivi bene, ma cioè sembra più un flusso di coscienza senza ordine, più che un blog.

- Ah… ok… si beh dai grande & grazie di essere passato.

Insomma accade così, un giorno sei felice del tuo blog, ed il giorno dopo ti stai chiedendo che stile tenere quando scrivi la tua amata rubrica [diario].

Alla fine ho deciso che non si può scegliere uno stile, che forse la grande differenza tra me ed uno scrittore è proprio lì (oltre che in un milione di lettori di differenza): essere liberi di scrivere senza uno stile.

Se fossi davvero uno scrittore, molto probabilmente ora sarei costretto a correggere, editare, accorciare o allungare i miei post, invece sono un blogger (e neanche famoso) della domenica, che scrivere solo nel desiderio di mettere in fila i propri pensieri, e quindi mi posso assumere la liberà di non scrivere bene o di usare uno stile eccessivamente personale.

Il fatto che a leggermi siate in pochi mi concede tante libertà, o forse il fatto che io mi conceda tante libertà fa si che siate in pochi a leggermi?

Bah, sinceramente la risposta non m’importa. Mi importa solo che qualche amico mio sia passato di qui ed abbia investito qualche minuto della sua vita per leggere come provo ogni giorno a mettere ordine in casa.

A questi miei amici dico grazie, perché ogni critica è costruttiva, e da esse posso imparare ad essere meglio di quello che sono.

In fondo se leggete questo blog da un poco sapete che lo scopo con cui è nato è proprio quello, essere un diario delle mie giornate mentre cerco di essere migliore, mentre cerco di mettere ordine in casa.

Ora visto che vi conosco per la vostra dipendenza dalle polaroid eccone una come ricordo della mia serata a bristol (igor per piacere muoversiiii!!):


giovedì 1 marzo 2012

[diario]: viaggiare in tram, in metro, in bus o con la fantasia (e spesso senza biglietto)

Gentili Tutti,

benvenuti ad una nuova fantastica (#credici) puntata della rubrica [diario].

Come i miei amati 42 lettori sanno, questa rubrica è semplicemente un flusso di coscienza, libero e puro (se puro io? non sono più puro da quando avevo 13 anni, e ho scoperto ....), che coglie un trentacinquenne come me quando la voglia di tv sparisce e la necessità di condividere i pensieri straripa su di una tastiera.

Non so se capita spesso anche a voi, ma io quando sono in metro o in tram, immagino, sogno, indago.

I miei sguardi furtivi sono tutti per gli altri passeggeri, li analizzo come un novello e più stupido Sherlok (si quello del telefilm! i romanzi? eh???!), cercando d’immaginare le loro vite oltre quel viaggio, le loro vite oltre.

Ma fidatevi di me se vi dico che nel mio indagare non c’è malizia, ma pura e semplice curiosità. Sono curioso, per natura e amo imparare, e cerco in tutti quelli che incrocio nella mia vita di trovare uno spunto, una frazione che mi permetta di comprendere vite distanti e mai tangenti alla mia.

Oh, già vi vedo pronti davanti ai vostri schermi, a lamentarvi della mia ennesima filosofia da blogger , ma se avrete pazienza forse vi divertire con me in questo stupido viaggio nell’universo dei viaggiatori.

Nella mia vita ho vissuto e lavorato in molte città, ma in ogni città ho trovato le medesime abitudini di viaggio.

Tipologie di viaggiatore:

1 – il disperso nella lettura. Che sia un quotidiano (ovviamente freepress) o un libro, il loro sguardo è sempre simile: sognante. Hanno l’aria di chi il viaggio lo ama e lo vive come un’isola felice dove regna il tempo di qualche pagina. Sono vestiti distrattamente, non hanno la fissa dell’abbinamento, e questo perché per loro uscire di casa è funzionale solo al poter leggere.

2 – il cellulare. Mediamente hanno circa 16 – 35 anni, e passano le loro brevi trasferte in metro o in tram con gli occhi puntati su uno schermo, mediamente I-coso, tra sms, email o whatapp , sorridono ciclicamente. Alla fine penso che il loro scrivere e leggere compulsivo ignorando il mondo e l’umanità che fa da cornice al loro viaggio, sia mirato unicamente al non sentirsi soli. Nel loro sporadico sorriso trovano la soddisfazione del tanto digitare. Che poi sorridano per una mail di lavoro, o per un sms di amici, amiche, mogli, mariti o amanti non ha valore, tutto è scritto e letto solo in funzione del sorriso.

3 – fissità tipica del gatto. Sono quelli che non sono in tram o metro ma in un mondo parallelo, in cui la loro vita è stata messa in “pause” sul grande dvd della vita per la durata del viaggio. Sono immobili, ghiacciati, senza espressione, sembrano dei manichini vestiti (di solito male) fuori stagione. Per loro il viaggio non conta, conta solo il loro pensare.

4 – impazienti. Agitati cronici, spesso studenti o manager, per loro il viaggio è una sofferenza, una tortura di cui farebbero volentieri a meno. Sono vestiti “allentati”, tutto è affanno nel loro essere, non stanno seduti e guardano il cellulare solo per distinguere l’orario. Vivono spesso in prossimità delle porte e leggono i nomi delle fermate anche se conoscono a memoria il tragitto.

5 – maniaci delle pulizie. Hanno un fazzoletto e si tengono alle aste anti-caduta (o come giudaballerino si chiamano) solo attraverso un fazzoletto di carta usa e getta. Sono infastiditi, non amano chi li circonda e considerano il resto dei viaggiatori un peso. Passerebbero le loro vite nelle loro immacolate auto, ma per via delle ZTL o del costo della benzina sono costretti ad abbassarsi ai mezzi pubblici.

6 – i gruppi. Che siano ragazzini o signori in gita, hanno tutto un sorriso stupito per ogni fermata. Non amano il viaggio ma amano il condividere il viaggio con gli amici o i colleghi. La loro caratteristica: spettegolano di tutto e di tutti. Se con discrezione li ascoltate potrete sapere più informazioni di una wikipidia verbale a luci rosse.

7 – i pazzi. Quelli a cui il destino ha giocato lo scherzo di guardare il mondo con troppa emotività. Sono incasinati, sporchi e attacca parole, il solo scrutarli farà nascere una conversazione con voi, che nella maggior parte dei casi continuerà anche quando voi sarete usciti dalla metro e loro diretti al capolinea.

8 – gli anziani. Semplicemente emozionati dalla paura del viaggio, che vi rivolgeranno la parola a qualsiasi costo, per sentirsi meno soli. A me ricordano i blogger, anche loro come me, sono spinti dalla necessità di esprimere il traffico che hanno dentro, con chiunque, nella speranza di sentirsi meno soli.

9 – Gli osservatori. Ehi calma, non ho detto quelli della serie tv Buffy, questi sono quelli che come me vi scrutano e provano ad immaginarvi. Vi guardano le scarpe, i vestiti, ma sono discreti e divertiti, insomma fondamentalmente curiosi.

Beh, questi sono i miei compagni di viaggio da quando tredicenne timido presi la metro da solo per la prima volta. Sono sempre diversi ma sempre uguali, cambiano nell’abbigliamento ma non nelle tipologie. E grazie a loro che ogni volta che salgo in un tram, in un autobus, in una metro, in un treno mi sento un pochino a casa.

A loro va il mio grazie, perché a loro modo anche loro, ci sono sempre stati.

Quando piangevo per L’unica RagazZa, quando chiudevo le telefonate con mia madre, quando incerto mi chiedevo cosa ne sarebbe stato di me al lavoro, quando distrattamente tremavo per un esame che non avevo studiato, o quando semplicemente ho trascorso un pezzo della mia vita con loro.

Grazie a tutti voi che non mi avete mai conosciuto.

Ah, se salite in un mezzo pubblico domani, guardatevi intorno, se un ragazzo vi sorride, non è un cretino che ci sta provando, ma forse sono io che vi sto dando un posto nella mia temporanea famiglia viaggiante.

well, siamo arrivati. Si scende, dai tutti in fila usciamo dalla mia mente, che anche per oggi ho provato a Mettere Ordine in Casa.